Isola d'Ischia
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giovedì 17 maggio 2012 |
Ischia, come vulcano, era già conosciuta dai greci, quando si stabilirono nell'area durante il millennio prima di Cristo.
Eruzioni furono
datate C14 a -1000 e -850. Altre eruzioni furono registrate nel -500, -470, -350+/-150, -150+/-50, -91, in d.C. 0 (?), 69, 180, and 300 (?).
Diversi delle più recenti eruzioni ad Ischia sono state recensite da Rittmann & Gottini (1981).
Eruzione di Ischia Porto, circa -150: il pittoresco porto di Ischia Porto è esso stesso un cratere creatosi probabilmente durante una esplosione eruttiva tra il 200 ed il 100 a.C. (secondo Rittmann & Gottini, 1981, tale eruzione accadde all'inizio del VI secolo a.C. L'eruzione avvenne nel prolungamento a NE di una fessura eruttiva relativa ad una eruzione preistorica la quale produsse un anello di tufo (del quale Fondo Ferraro e Costa del Lenzuolo sono i resti) ed una spessa fuoriuscita di lava di trachite. In principio, l'eruzione del Porto d'Ischia fu freatico-freatomagmatica, perforando la fuoriuscita di trachite. A seguito di questa fase iniziale, nuovi frammenti e scorie di lava trachitica furono espulsi senza nessuna emissione di lava. Subito dopo la fine di questa attività, il cratere generato dall'esplosione si riempì d'acqua. Rittmann e Gottini (1981) credono che l'eruzione del Porto d'Ischia è identica a quella descritta da Plinius. Durante tale avvenimento si assistette all'eruzione di "fiamme" che causarono molti danni alla cittadella. Si dice che tale eruzione trasformò "un piano in un lago", uno scenario simile a quello ricostruito circa l'eruzione del Porto d'Ischia.
Eruzione del Rotaro (o Cretaio) -91 fino a circa 300: il Monte Rotaro è costituito da un cono lavico formatosi a seguito di una serie di eruzioni, possibilmente coincidenti con l'eruzione storicamente documentate del 91 d.C. e 69 d.C. L'esatta temporizzazione dell'evento non è certa: Rittmann & Gottini (1981) descrivono il Rotaro 1 come "preistorico" così come altri documenti lo attribuiscono ad un'eruzione registrata il 91 d.C. (vedi, e.g., Krafft 1974). Il complesso del Rotaro è un bell esempio di cono nidificato apertosi grazie ad una fuoriuscita di lava, localizzata durante una frattura eruttiva con orientamento N20°W. Anche la data delle successive fasi della sequanza eruttiva del Rotaro non sono certe. Rittmann & Gottini (1981) le ritengono relative al III sec. d.C. mentre Krafft (1974) le data al 69 d.C. (stampato per errore come 69 a.C. nella traduzione dal tedesco di Krafft, 1974). Rittmann & Gottini (1981) puntano sul fatto che Rotaro 1 è ricoperto da tefra dell'eruzione del Montagnone-Maschiatta (datata probabilente intorno al 140 d.C.) quando ancora non esisteva il Rotaro 2 e nemmeno Rotaro 3 e 4. L'intera sequenza eruttiva del Rotaro viene qui intesa nel suo insieme anche se potrebbe fino ad un certo punto sovrapporsi con l'eruzione del Montagnone-Maschiatta. Ad ogni modo, il Rotaro si formò da un'iniziale fase esplosiva con estrusione litica in principio e tefra magmatica (pomice) in seguito, e successivamente estrusione di un gran volume di lava. Il più alto getto di lava raggiunse i 340 m sopra il livello del mare, con una piccola fuoriuscita di lava estesasi alla base NO del monte. Dopo la fine dell'estrusione, un grande cratere (350 m di diametro) si formò sulla cima dell'attuale monte che ancora oggi conserva una profondità di 120 m. Monte Rotaro 2 si sviluppò grazie ad esplosioni freatico-freatomagmatiche relative al fianco N-NO del Rotaro 1 (a circa 300 m dalla cima), rappresentate da una breccia nei sedimenti causata dall'eruzione. Immediatamente dopo, pomice e cenere furono espulsi prima che una nuova fuoriuscita di lava con superficie scoriacea, riempì la nuova depressione. Successivamente ("diverse decadi dopo" secondo Krafft, 1974), un nuovo foro esplose attraverso la parte Nord del Rotaro 2, circa 300 m N-NO dal cratere del Rotaro 2. Di conseguenza di formò il Rotaro 3, più piccolo dei suoi predecessori. La maggior parte del magma, durante l'eruzione, fu espulsa lentamente, formando un piccolo dosso che si estese in direzione Nord all'esterno del foro ed estendendosi nel mare in una fuoriuscita triatica di circa 600 m. Nella più recente eruzione, il complesso vulcanico del Rotaro espulse un piccolo flusso di lava di circa 350 m (Rotaro 4; non il Monte Tabor - così come scritto in Krafft, 1974 - il quale è un vulcano molto più vecchio). Questo flusso è ben distinto da quello del Rotaro 3 per la sua maggiore presenza alcalinica risultando essere di colore più chiaro.
L'eruzione del Montagnone-Maschiatta, circa 140 d.C.: una delle più recenti eruzioni ad Ischia avvenne solo 1800 anni fa, sulla stessa frattura eruttiva dove ebbero luogo l'eruzione preistorica di Fondo Ferraio e nel 150 a.C. ca. Porto d'Ischia, essa avvenne proprio al centro di queste due eruzioni. Seguendo la tipica sequenza di eruzioni vulcaniche ad Ischia, la fase di "vent-clearing" espulse abbondanti frammenti di roccia pre-esistente, immediatamente seguita da abbondante pomice e cenere che lasciò uno spesso strato di sedimenti nella parte NE dell'Isola.
Dopo la fase esplosiva dell'eruzione, del magma degassato e viscoso si innalzò dal cratere formando una voluminosa cupola che traboccò i margini a SO e NE del cratere, assumendo una forma ellittica. Successivamente lava più fluida creò una breccia nel guscio della cupola nella sua base a SE e fluì nella direzione laterale verso il cratere Arso. A causa di questo "svuotamento" dell'interno della cupola, la sua parte superiore collassò, formando un cratere. Ceramica trovata sotto la base eruttiva di pomice del Montagnone-Maschiatta indica un'età successiva al II sec. d.C.. Rittmann & Gottini (1981) citano come prova che si tratti del II sec. l'emersione dell'antica città di Aenaria, situata tra la punta NE di Ischia ed il Castello Aragonese. Ceramica trovata tra le rovine di questa città, che ora si trova a 6.5 m sotto il livello del mare, indica circa il 130-140 d.C. come data della sua catastrofica immersione. Quest'ultima, secondo Rittmann & Gottini (1981), avvenne a causa dell'eruzione del Montagnone-Maschiatta.
Eruzione dell'Arso, 1302: l'eruzione più recente ad Ischia avvenne durante il Gennaio o Febbraio del 1302 (secondo Krafft, 1984, il 18 Gennaio del 1301 iniziò l'eruzione), dopo migliaia di anni di inattività vulcanica. Esso aprì un nuovo cratere in una zona detta Cremate e generò una fuoriuscita di lava (denominata Arso) sulla costa NE. Molte informazioni relative al seguente argomento derivano da Rittmann & Gottini (1981).
Prima dell'eruzione, la zona era conosciuta per la sua attività solforica, "solfonaria". Non si sa niente circa fenomeni preliminari (anche se Newhall & Dzurisin, in Calderas, p. 119, citano un riferimento ad un terremoto precedente l'eruzione).
L'inizio dell'eruzione fu improvvisa e violentemente esplosiva, freatica o freatomagmatica, così come il sistema idrotermale guizzò in vapori a causa di uno sconosciuto processo di depressurizazzione.
I sedimenti relativi all'eruzione del 1302 sono costituiti da abbondanti frammenti di rocce alterate dalle fumarole, strappate dalla superficie della zona geotermale, e mischiate con i frammenti di pomice del Rotaro e del Montagnone-Maschiatta.
Vecchi scritti descrivono la caduta di "cenere mischiata allo zolfo". Gli abitanti della zona furono completamente presi alla sprovvista dal disastro, infatti lasciarono denaro e manufatti quando cercarono di scappare dalle proprie abitazioni nei pressi dell'eruzione. L'area dell'eruzione era popolata ed Ischia POrto era distante solo 1.5 km. L'unica via di fuga era attraverso il mare. Fu probabilmente durante questa fase che "molte" persone ed animali rimasero uccisi ed enormi danni subirono le abitazioni e le aree agricole. Le cause di molte vittime furono apparentemente asfissia e forti emissioni di SO2.
La fase freatica o freatomagmatica dell'eruzione fu seguita da emissione di grandi volumi di pomice fresca e cenere, che oscurarono il cielo e causarono una caduta di cenere a 300 km di distanza (la zona di tale caduta non è indicata da Rittmann & Gottini, 1981). La parte est dell'Isola, inclusa la cittadina di Ischia Porto fu sepolta sotto uno spesso strato di materiale piroplastico (non ci sono dati pià precisi circa la quantità di materiale in Rittmann & Gottini, 1981). Seguì un breve periodo di calma relativa prima che nuovo magma più degassato e mafico raggiunse la superficie. Furono espulse scorie molto grandi e porose, che crearono un anello di tefra attorno al cratere largo 500 m.
Durante la fine dell'evento, in una meno violenta, ma probabilmente più lunga, fase eruttiva, lava viscosa si innalzò da cratere formando un duomo che successivamente trabocco i margini del cratere nella sua parte più bassa, sul suo lato a SE. La fuoriuscita si spostò poi verso NE premendo una parte del bordo del cratere. Da questo lato la lava incontrò terreni ripidi e più lisci che generarono una espansione del flusso lavico. quando finalmente la lava raggiunse la costa, entrò nel mare con un fronte largo circa 1 km, spostando la linea costiera di 200 m nel mare e creando così un nuovo promontorio (Capo Molino). Questa fase dell'eruzione durò 2 mesi. La lunghezza finale della fuoriuscita lavica è di 2.7 km e il suo spessore medio è di 9 m, il volume totale è di circa 1.3 x 10^7 m^3.
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